‘Conversazioni radiofoniche’ – Intervista ad Hamza Zirem

«Quando trovo in questo mio silenzio una parola scavata è nella mia vita come un abisso»
G. Ungaretti, da Commiato in L’Allegria

 

Quando il poeta e narratore Hamza Zirem incontra in Algeria per la prima volta la poesia di Ungaretti, grazie al testo in francese delle conversazioni radiofoniche svoltesi tra quest’ultimo e il grande intellettuale franco cabilo Jean Amrouche, deve essersi scavato in lui qualcosa di molto profondo. Zirem, stabilitosi in Italia svariati anni dopo, scopre con stupore durante alcuni suoi studi che questo importante testo su uno dei massimi poeti italiani, dal titolo Propos Improvisés (curato da Philippe Jaccottet e pubblicato da Gallimard nel 1972), non è mai stato tradotto in Italia, e si risolve fermamente nell’intenzione ditradurlo e farlo conoscere al pubblico italiano.

Zirem ci narra questa storia con passione, ripercorrendo volta per volta, come se li rivivesse, gli ostacoli che dal 2011 ad oggi ha dovuto superare per pubblicare finalmente il testo – tradotto insieme a Filomena Calabrese – e pubblicato con il titolo Ungaretti – Amrouche. Conversazioni radiofoniche (Universo Sud, Potenza 2017). “Era il 2011 quando ho iniziato. Innanzitutto ho scritto a Philippe Jacottet, il curatore del libro per Gallimard”, ci spiega Zirem. “Jaccottet mi ha poi indirizzato ad Annamaria Ungaretti, la figlia di Giuseppe”.

È così che Zirem entra in contatto epistolare con la figlia del grande poeta. “Le scrissi una prima lettera nel 2013 ma senza avere nessuna risposta”, confessa Hamza. “Non mi arresi e le riscrissi a maggio 2014 rispetto alla mia intenzione di pubblicare il libro inedito del padre. Finalmente mi rispose e ammise che non aveva ricevuto la prima lettera! Mi autorizzò comunque a pubblicare il libro”. Il passaggio successivo è quello di contattare l’editore pari- gino Gallimard; Barbara Angerer, la responsabile dell’ufficio relazioni con l’estero, accorda a Zirem il permesso della traduzione e della pubblicazione previo accordo con il futuro e ancora indefinito editore italiano.

Prima di trovare una casa editrice, Zirem riesce ad entrare in contatto anche con Leone Piccioni, massimo critico italiano di Ungaretti. “Leone Piccioni è stato entusiasta della mia proposta di traduzio- ne dei Propos Improvisés. Data l’importanza del testo in questione, ovviamente conosceva già la versione francese. Mi ha scritto delle bellissime lettere ancora battute con la macchina da scrivere!”, ci spiega Hamza sorridendo. Piccioni si rivela così entusiasta dell’iniziativa editoriale da redigere espressamente una postfazione: “Siamo davvero molto onorati di avere un suo contributo in coda al libro”, ammette soddisfatto Zirem.

Daniele Brancati intervista Hamza Zirem – foto di Donato Palumbo

Infine l’incontro con la giovane casa editrice Universo Sud, che accetta di buon grado di pubblicare la proposta di traduzione di Zirem e Filomena Calabrese. Hamza è consapevole dell’importanza letteraria di questo libro per il pubblico italiano: “Ungaretti stesso conosceva bene il testo francese, tanto da tradurne e rivisitarne parti per lui significative e inserirle poi nel suo Vita d’un uomo”. Zirem e Calabrese hanno tenuto in gran conto la traduzione ungarettiana e hanno tentato di accorparla in modo uniforme alla trascrizione francese originale delle conversazioni radiofoniche. “Abbiamo voluto rispettare il ritmo, le scelte lessicali e sintattiche di Ungaretti unendole però allo stile circostanziale e improvvisato della conversazione radiofonica originale”, spiega Zirem. “In questo modo speriamo di aver ottenuto u prodotto filologicamente adeguato”.

Questa originale operazione di traduzione è apprezzata dallo stesso Piccioni, che commenta in una lettera del 21 giugno 2016 a Zirem: “Il libro è molto interessante, bello e composto dalla lingua più adatta a questo tipo di dialogo”. La bellezza e l’importanza storica di Ungaretti – Amrouche. Conversazioni radiofoniche risiede sicuramente nel fatto che il testo ci avvicina a due importantissimi uomini di cultura del ‘900, ma soprattutto, a nostro parere, nel fatto che Jean Amrouche, dall’alto della sua vastissima cultura e acuta sensibilità, conduce uno dei massimi autori italiani del novecento letterario ad esplorare la propria vita e la propria poesia, permettendoci così di assistere allo spettacolo unico di un poeta straordinario che, a posteriori e con l’aiuto di una singolare guida, si cala dentro se stesso e la sua opera in maniera autentica e, una volta di più, poetica.

 

Note biografiche di Hamza Zirem

Hamza Zirem – Foto Donato Palumbo

Lo scrittore italo-algerino Hamza Zirem è nato in Cabilia nel 1968. Ha compiuto gli studi universitari di letteratura francese e ha insegnato per quindici anni nelle scuole superiori. Nel 2009 è stato ospitato dal Comune di Potenza, dove vive tuttora, beneficiando di una borsa di studio nell’ambito della rete internazionale ICORN. Dal 2010 intraprende la professione di mediatore interculturale e linguistico, ha lavorato alla Provincia di Potenza (all’Assessorato alle Politiche Sociali) e al Centro “Città dei Colori” del Comune di Potenza, ha col- laborato con l’ARCI, l’AUSER e diverse organizzazioni. Attualmente lavora con la Società cooperativa sociale “Solidarietà”. Hamza Zirem è stato capore- dattore della rivista La Grande Lucania, è stato nominato dall’Università della Pace della Svizzera italiana “Ambasciatore di Pace” per il suo lodevole e instancabile impegno nella promozione dei diritti umani, per la sua preziosa testimonianza nel cam- po culturale, civile e sociale intesa all’esaltazione dei valori dell’amore e della fratellanza universale. Hamza Zirem è autore di una decina di libri, tra cui La forza delle parole (Aracne, 2010), Uno sguardo giramondo (LucaniArt, 2012), Visioni variopinte (Sacco Editore, 2013) e Inno alla libertà di espres- sione (Aletti, 2013).

‘Conversazioni Radiofoniche’, l’ultimo Ungaretti inedito in Italia

Nel 1972, con il titolo “Propos improvisés”, a cura di Philippe Jaccottet, l’editore Gallimard pubblicava queste 12 conversazioni radiofoniche tra Ungaretti e Amrouche. Ora la casa editrice lucana Universosud riporta in Italia queste conversazioni.  Nel prossimo numero di Southern Magazine il nostro Daniele Brancati incontra Hamza Zirem per parlare di questa importante pubblicazione.

 

Daniele Brancati intervista Hamza Zirem – foto di Donato Palumbo

Una piccola casa editrice e tanta voglia di stupire e regalare ai lettori italiani un’opera inedita in italiano che racconta di uno dei grandi della letteratura italiana Giuseppe Ungaretti.

Più di quarantasei anni dopo la morte del grande poeta italiano, la casa editrice lucana Universosud, pubblica per la prima volta in italiano queste straordinarie testimonianze, realizzando un desiderio del poeta più volte manifestato a Leone Piccioni, critico letterario, studioso e allievo di Ungaretti.

L’opera raccoglie 12 conversazioni radiofoniche in cui il grande poeta italiano ripercorre diversi momenti della sua vita e analizza le sue liriche. Per la prima volta edito in italiano grazie ad Antonio Candela editore di Universosud, al lavoro dello scrittore algerino Hamza Zirem e Dott.ssa Filomena Calabrese. .

In questa importante testimonianza Ungaretti ripercorre diversi momenti della sua vita, analizza le liriche legate alle sue varie esperienze e affronta tematiche di vasta portata (l’infanzia in Egitto, i suoi incontri a Parigi con Apollinaire, Modigliani e i maggiori esponenti delle avanguardie, la scoperta dell’Italia, il dolore, la guerra, il barocco…). ‘Conversazioni Radiofoniche’ verrà presentata in anteprima il 29 settembre al Liceo Duni di Matera all’interno del Women’s Fiction Festival 2017.

Il nostro Daniele Brancati ha incontrato Hamza Zirem per un’intervista (completa sul prossimo numero di Southenr Magazine ndr) un viaggio nella scoperta di queste pagine inedite in Italia: dalla traduzione, alla collaborazione con la Dott.ssa Calabrese fino allo scambio epistolare con Leone Piccione.

La bellezza e l’importanza di ‘Conversazioni radiofoniche’ risiede sicuramente nel fatto che il testo ci avvicina a due importantissimi uomini di cultura del ‘900, ma soprattutto, a nostro parere, nel fatto che Jean Amrouche, dall’alto della sua vastissima cultura e acuta sensibilità, conduce Ungaretti, uno dei massimi autori italiani del novecento letterario, ad esplorare la propria vita e la propria poesia”.

 

L’Ultimo dei Cusci Vito Fiorellini

L’Ultimo dei Cusci non è un libro giovane ma è un libro moderno, pubblicato nel 1999 da Claudio Gallone Editore e scritto da Vito Fiorellini; è un dipinto pregevole di quel mondo contadino che ancora contamina la società lucana. È un ponte letterario, una scoperta linguistica fatta di moderna scrittura inframmezzata da un dialetto che ha il sapore dei “tratturi” tra Lavangone e Avigliano. Attraversati dai protagonisti del libro sono luoghi che rievocano la nostra storia più profonda. L’Ultimo dei Cusci resta un imprevedibile viaggio letterario in un pezzo di Lucania, che scompare e riappare nella cinica visione di una voglia di modernità mai avuta. Si spazia tra storia contadina, commedia, dramma e volontà di memoria che inorgoglisce il protagonista: uomo d’altri tempi e cultore di Federico II di Svevia, di cui si ritiene bastardamente ultimo erede.

Luci dal Faro Daniele Brancati

Luci dal Faro si presenta al lettore non come semplice silloge poetica, ma come frutto privilegiato di un affinamento letterario maturato negli anni, forma armoniosa di un cammino di riscoperta del tutto assimilabile a quello intrapreso, secoli or sono, dai grandi maestri haikai, […] Il linguaggio, che nello haiku è già di per sé spogliato di inutili sovrastrutture, si fa qui ulteriormente scarno e, per questo, prezioso, poiché prossimo a quella dimensione vuota (yohaku) dove ogni dualismo è ridotto al silenzio. […] Luci dal Faro sorprende, dunque, positivamente tanto per la freschezza delle immagini proposte quanto per la scelta di un linguaggio volutamente scarno ed essenziale, eppure profondamente vitale. L’originalità risiede, infatti, proprio nel confronto tra approccio poetico tradizionale e ricerca di un nuovo punto d’accesso alla realtà, laddove il Brancati […] reinterpreta il lessico ad uso e consumo di esigenze assolutamente non individualistiche, ma aperte e universali, umane certamente, ma nel senso più vicino all’essenza dello haiku.

Dalla Prefazione di Luca Cenisi
(Presidente dell’Associazione italiana haiku)

Una selezione di haiku presenti in Luci dal faro
è risultata vincitrice del premio AIH Basho – 2015

L’Alchimia dell’inganno Peppe Cugno

È il laboratorio UMACA di uno degli ospedali più grandi del sud Italia il luogo cardine da cui si dipanano intrighi e misteri, amore e malaffare, vita e morte del racconto noir di Peppe Cugno, L’Alchimia dell’Inganno.
L’accuratezza dei dettagli consente al lettore di penetrare nel contesto descritto dall’autore, seguendo un ritmo avvincente senza pause di sorta.
Lo scenario è quello inquietante e fitto di trame della più remota provincia italiana, che fotografa in maniera disarmante quanto di più subdolo possa insinuarsi dietro semplici apparenze.
Solo un’attenta indagine sarà in grado di scovare le relazioni pericolose e pertanto la verità, nascosta negli oscuri meandri di una piccola città del Mezzogiorno

VelEni Fabio Amendolara

VelEni è uno strano intrigo energetico che coinvolge uno dei personaggi chiave nella storia lucana del dopoguerra. È un’indagine giornalistica che forniscepprofondimento inedito sulla questione energetica di un’Italia sempre meno padrona della propria sovranità, intrigo che coinvolge quel presidente del consiglio Emilio Colombo tanto caro ai suoi paesani lucani.
Il libro del giornalista Fabio Amendolara resta però una verità sospesa, un segreto “portato nella tomba” che l’autore intreccia con maestria ma che si conforma come un autentico mistero italiano, dove l’ombra dello Stato si manifesta in figure sempre meno care.
Registrazione Tribunale di Potenza N. 34/2017 R.G.

©2017 Southern Magazine. Developed by Reload Web Agency