#Foodstorytelling, come la Basilicata racconta il suo cibo

di | novembre 27, 2017

La storia si apre con una copiosa “pisciata” d’oro nella silenziosa Grottole. “Sulla sua natura i grottolesi si interrogarono a lungo nelle ore successive, facendo congetture di ogni specie: per qualcuno era un miracolo, per altri stregoneria o, con una sfumatura leggermente più ortodossa, tentazione del demonio, e solo per pochi, i più istruiti, semplice manifestazione naturale”.

foto di Raffaella Femia

Poche righe per scaraventarci nel pieno delle atmosfere lucane, tra Madonne, Masciare e un pizzico di sogni. In questo mondo, antropologicamente vocato al realismo magico, l’origine e il filo da inseguire è quello dell’olio d’oliva, una trama dorata che si intreccia con le pietre della vita. “A quell’ora nel paese c’erano solo donne, bambini, storpi e matti. Gli uomini validi non erano ancora tornati dalle campagne. Rocchino si mise a leccare di faccia nella pozzanghera immergendosi tutto, ungendosi i piedi, le mani, la coccia pelata e, finendo col rotolarcisi dentro come un maiale nella merda. Era olio, olio d’oliva! Un suono di campane gli rimbombò nelle orec- chie, sentì la vita che gli scorreva dentro grassa e untuosa e la morte secca che si allontanava…”.

L’incipit di Mariolina Venezia e del suo Mille anni che sto qui, romanzo Premio Campiello 2007, a mio modesto parere è uno degli storytelling più immersivi e ingaggianti: la scena di un fiume dorato che scivola sui ciottoli di un paesino senza tempo il cui segreto pare essere un elisir che scaccia la “morte secca” non solo è da antologia, ma è contemporaneamen- te una tela espressionista, cinema e geografia dell’anima più originale della Basilicata. In poche righe il lettore è trasportato nel cuore di un territorio e della sua storia: l’olio.

A proposito di olio, cosa dire de “Il pane e frittata di mia madre non si batte” di Rocco Papaleo? Un vecchio cavallo di battaglia dell’attore lucano riproposto in Basilicata coast to coast, prodotto cinematogra- fico con la chiara intenzione di valorizzazione territoriale. In questa produzione destinata al grande schermo, un cameo musicale è diventa- to un intenso racconto sul concetto di famiglia, sull’eterno matriarcato invisibile che anima i figli di questa terra e sull’impagabile piacere delle semplici cose. Il pane e frittata della mam- ma lucana è “bello spunzato”, ovvero il pane si è così assorbito d’olio che “la frittata si mischia col pane e diventa tutt’uno… non si capisce dove finisce il pane e comincia la frittata… Il pane e frittata di mia madre è il sale della sor- presa, dell’imprevisto” affermano i protagonisti.

E trovatemi un lucano al di sopra dei trent’anni che non sappia cosa significa sbocconcellare sotto i banchi di scuola quel bianco pane imbevuto d’oro con dentro un cuore morbido che ti riporta subito a casa! Oppure il succulento piacere di scartare il panino con la frittata durante una scampagnata, un ferragosto o altro. Senza dire della Pasquetta, giorno in cui la frittata con gli asparagi è d’obbligo su ogni tavola lucana come simbolo culinario legato all’uovo e alla rinascita primaverile. Musicale è anche il terzo tipo di storytelling enogastronomico lucano che mi fa piacere ricordare. È partito come inno alla “ruralità lucana” e in poco tempo la sua viralità regionale lo ha trasformato in una specie di inno dell’intera Basilicata.

La canzone Fior di Lucania, nata come videoclip destinato al pubblico di YouTube, per la sua voglia di leggerezza e un approccio positivo ai veri “gusti” della vita, ha contagiato ogni lucano orgoglioso in un ban- chetto di innumerevoli prelibatezze e tipicità locali. Dal canestrato di Moliterno, al tartufo di Muro Lucano, dal peperone di Senise all’olio di Ferrandina, fino all’arancia di Tursi o melenzana rossa di Rotonda, inclusi il pane di Matera e l’Aglianico del Vulture. Sempre destinato al social YouTube è il progetto FoodFileBasilicata: sono cinque videoclip che raccontano una ricetta tradizionale, la quale diventa spunto per raccontare i paesaggi d’uomini che la tramandano e pretesto per veicolare un valore legato al prodotto tipico.

Così il pane della Mater Matera diventa simbolo di pace, il peperone di Senise è l’ingrediente della passione, l’invecchiamento dell’Aglianico del Vulture insegna all’uomo il se- greto dell’età, la lucanica è l’ingrediente magico del pasto degli eroi mascherati da tori, mucche, demoni cornuti o romiti – esseri liberi e gaudenti del martedì grasso -, e infine il Canestrato di Moliterno è il veicolo per una prospettiva di maggiore gratitudine verso i doni della terra, in quanto potrà donare solo se guarirà.

Restando al digital storytelling, ovvero al racconto di cibi e luoghi di appartenenza su canali e con linguaggi digitali, un progetto ben riuscito di Corporate Storytelling è rappresentato da Basilicata Wine Stories: un viaggio virtuale che il visitatore può percorrere attraverso sensazioni e immagini legate alle terre dell’Aglianico. Può mettere il naso nelle cantine che aderiscono al progetto, conoscere etichette e volti della gente, avere maggiori informazioni su vitigno e storia aziendale. Nel circuito mediatico di oggi parlare di cibo è diventata un’ossessione.

Format di cucina e variazioni sul tema si moltiplicano ogni giorno, nascono canali tematici, fa “cool” dimostrarsi informati su prodotti locali e biologici ma anche conoscere ingredienti esotici… di cibo si parla, si scrive, si fotografa e si racconta il suo enorme valore simbolico e culturale: storie di persone che si incontrano a tavola, memoria delle tradizioni culturali di una società o di un’epoca storica, rapporto con la terra e con le risorse del territorio. E tutto questo va benis- simo… ma dopo che il racconto ha “pisciato” un’acquolina aurea nella nostra bocca, dove compriamo i prodotti?

La storia a lieto fine vorrebbe che l’eroe, dopo aver capito l’importanza di quell’alimento, uscisse e andasse a procurarsi l’elisir del mangiar sano. Egli, infatti, esce per comprarlo ma… non lo trova in nessun punto vendita accessibile ai più. Uno stroytelling con finale inatteso potrebbe essere anche, un giorno, cercare il canestrato di Moliterno a Milano e trovarlo, originale!

…foodfilebasilicata.blogspot.it

Comments

comments

Letto 1.098 volte
Registrazione Tribunale di Potenza N. 34/2017 R.G.

©2017 Southern Magazine. Developed by Reload Web Agency