‘Conversazioni radiofoniche’ – Intervista ad Hamza Zirem

di | ottobre 30, 2017

«Quando trovo in questo mio silenzio una parola scavata è nella mia vita come un abisso»
G. Ungaretti, da Commiato in L’Allegria

 

Quando il poeta e narratore Hamza Zirem incontra in Algeria per la prima volta la poesia di Ungaretti, grazie al testo in francese delle conversazioni radiofoniche svoltesi tra quest’ultimo e il grande intellettuale franco cabilo Jean Amrouche, deve essersi scavato in lui qualcosa di molto profondo. Zirem, stabilitosi in Italia svariati anni dopo, scopre con stupore durante alcuni suoi studi che questo importante testo su uno dei massimi poeti italiani, dal titolo Propos Improvisés (curato da Philippe Jaccottet e pubblicato da Gallimard nel 1972), non è mai stato tradotto in Italia, e si risolve fermamente nell’intenzione ditradurlo e farlo conoscere al pubblico italiano.

Zirem ci narra questa storia con passione, ripercorrendo volta per volta, come se li rivivesse, gli ostacoli che dal 2011 ad oggi ha dovuto superare per pubblicare finalmente il testo – tradotto insieme a Filomena Calabrese – e pubblicato con il titolo Ungaretti – Amrouche. Conversazioni radiofoniche (Universo Sud, Potenza 2017). “Era il 2011 quando ho iniziato. Innanzitutto ho scritto a Philippe Jacottet, il curatore del libro per Gallimard”, ci spiega Zirem. “Jaccottet mi ha poi indirizzato ad Annamaria Ungaretti, la figlia di Giuseppe”.

È così che Zirem entra in contatto epistolare con la figlia del grande poeta. “Le scrissi una prima lettera nel 2013 ma senza avere nessuna risposta”, confessa Hamza. “Non mi arresi e le riscrissi a maggio 2014 rispetto alla mia intenzione di pubblicare il libro inedito del padre. Finalmente mi rispose e ammise che non aveva ricevuto la prima lettera! Mi autorizzò comunque a pubblicare il libro”. Il passaggio successivo è quello di contattare l’editore pari- gino Gallimard; Barbara Angerer, la responsabile dell’ufficio relazioni con l’estero, accorda a Zirem il permesso della traduzione e della pubblicazione previo accordo con il futuro e ancora indefinito editore italiano.

Prima di trovare una casa editrice, Zirem riesce ad entrare in contatto anche con Leone Piccioni, massimo critico italiano di Ungaretti. “Leone Piccioni è stato entusiasta della mia proposta di traduzio- ne dei Propos Improvisés. Data l’importanza del testo in questione, ovviamente conosceva già la versione francese. Mi ha scritto delle bellissime lettere ancora battute con la macchina da scrivere!”, ci spiega Hamza sorridendo. Piccioni si rivela così entusiasta dell’iniziativa editoriale da redigere espressamente una postfazione: “Siamo davvero molto onorati di avere un suo contributo in coda al libro”, ammette soddisfatto Zirem.

Daniele Brancati intervista Hamza Zirem – foto di Donato Palumbo

Infine l’incontro con la giovane casa editrice Universo Sud, che accetta di buon grado di pubblicare la proposta di traduzione di Zirem e Filomena Calabrese. Hamza è consapevole dell’importanza letteraria di questo libro per il pubblico italiano: “Ungaretti stesso conosceva bene il testo francese, tanto da tradurne e rivisitarne parti per lui significative e inserirle poi nel suo Vita d’un uomo”. Zirem e Calabrese hanno tenuto in gran conto la traduzione ungarettiana e hanno tentato di accorparla in modo uniforme alla trascrizione francese originale delle conversazioni radiofoniche. “Abbiamo voluto rispettare il ritmo, le scelte lessicali e sintattiche di Ungaretti unendole però allo stile circostanziale e improvvisato della conversazione radiofonica originale”, spiega Zirem. “In questo modo speriamo di aver ottenuto u prodotto filologicamente adeguato”.

Questa originale operazione di traduzione è apprezzata dallo stesso Piccioni, che commenta in una lettera del 21 giugno 2016 a Zirem: “Il libro è molto interessante, bello e composto dalla lingua più adatta a questo tipo di dialogo”. La bellezza e l’importanza storica di Ungaretti – Amrouche. Conversazioni radiofoniche risiede sicuramente nel fatto che il testo ci avvicina a due importantissimi uomini di cultura del ‘900, ma soprattutto, a nostro parere, nel fatto che Jean Amrouche, dall’alto della sua vastissima cultura e acuta sensibilità, conduce uno dei massimi autori italiani del novecento letterario ad esplorare la propria vita e la propria poesia, permettendoci così di assistere allo spettacolo unico di un poeta straordinario che, a posteriori e con l’aiuto di una singolare guida, si cala dentro se stesso e la sua opera in maniera autentica e, una volta di più, poetica.

 

Note biografiche di Hamza Zirem

Hamza Zirem – Foto Donato Palumbo

Lo scrittore italo-algerino Hamza Zirem è nato in Cabilia nel 1968. Ha compiuto gli studi universitari di letteratura francese e ha insegnato per quindici anni nelle scuole superiori. Nel 2009 è stato ospitato dal Comune di Potenza, dove vive tuttora, beneficiando di una borsa di studio nell’ambito della rete internazionale ICORN. Dal 2010 intraprende la professione di mediatore interculturale e linguistico, ha lavorato alla Provincia di Potenza (all’Assessorato alle Politiche Sociali) e al Centro “Città dei Colori” del Comune di Potenza, ha col- laborato con l’ARCI, l’AUSER e diverse organizzazioni. Attualmente lavora con la Società cooperativa sociale “Solidarietà”. Hamza Zirem è stato capore- dattore della rivista La Grande Lucania, è stato nominato dall’Università della Pace della Svizzera italiana “Ambasciatore di Pace” per il suo lodevole e instancabile impegno nella promozione dei diritti umani, per la sua preziosa testimonianza nel cam- po culturale, civile e sociale intesa all’esaltazione dei valori dell’amore e della fratellanza universale. Hamza Zirem è autore di una decina di libri, tra cui La forza delle parole (Aracne, 2010), Uno sguardo giramondo (LucaniArt, 2012), Visioni variopinte (Sacco Editore, 2013) e Inno alla libertà di espres- sione (Aletti, 2013).

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