Stupor Lucania, viaggio di un Imperatore nella Basilicata del XXIsecolo

di | ottobre 18, 2017

 

Se oggi l’imperatore Federico II di Svevia riapparisse per magia qui, di fronte a me, in Basilicata – una delle sue terre d’elezione –, sarebbe ovviamente incredulo, e comincerebbe a scrutarmi con sguardo interrogativo. Di sicuro, resosi conto dei luoghi familiari, preso dalla nostalgia, vorrebbe tornare a vedere uno dei suoi castelli estivi preferiti – lì sulla collina di Lagopesole – dove passava le estati a caccia con i suoi amati rapaci.

Arrivandoci, sarebbe allibito nel costatare che tutto intorno ci sono degli strani mulini a vento che infrangono la linea dolce delle colline con altezze spropositate, e che insidiano con clangori sinistri e monotoni l’austero silenzio delle creste, lo stesso che lui amava ascoltare prima delle preghiere vespertine. “Cosa sono mai?!”, mi chiederebbe allibito, “A che servono?”. “Sono pale eoliche, signore, e producono energia, più o meno come i mulini a vento”, risponderei al grande imperatore.

Federico II di Svevia – Palazzo reale Napoli

Se insieme proseguissimo il viaggio a sud, verso le ridenti zone della Val d’Agri, e capitassimo malauguratamente in corrispondenza di uno dei pozzi petroliferi, ancora più allibito di prima, l’impera- tore Federico mi domanderebbe: “E questi cosa sono mai? A che servono, di grazia?”.

“Servono a estrarre energia, come i mulini a vento di prima, più o meno”, dovrei rispondere con tono evasivo per non incappare in questo argomento complesso e delicato. “E dunque qui si produce energia per tanti popoli! Ma perché mai? Qui non siete così tanti!”, esclamerebbe indicandomi le valli disabitate e i monti nudi. “Ma questa, signore, non è energia nostra, noi ne prendiamo pochissima…”, dovrei limitarmi a rispondere all’imperatore incredulo.

Se poi continuassimo il giro per le sue terre lucane e capitassimo nei pressi del lago Pertusillo, proprio in uno di quei momenti di annerimento delle acque, mi chiederebbe: “E quale cosa oscura capita mai a que- sto lago?”. “Dicono, signore, che sono alghe, ma altri hanno le prove che il liquido nero – che si prende dai pozzi di prima – inquina le acque la- custri”, dovrei rispondere con dispiacere. A quel punto Federico II di Svevia inizierebbe a scuote- re il capo risentito. “Ma insomma, che succede nelle mie terre elette!?”, mi domanderebbe a bruciapelo.

A quel punto anch’io inizierei a scuotere il capo, e ad abbassare la testa con vergogna, per giunta. Di sicuro, passato il disappunto, l’imperatore vorrebbe poi visitare il suo amato castello di Melfi, dove egli stesso emanò le Costituzioni del regno. “Non è in cattive condizioni”, direbbe, “Ma cosa è diventato? Non c’è quasi nessuno ad abitarlo!”. “Ora è un museo, signore. Ma non ci viene quasi nessuno. Servirebbe a testimoniare ai passanti e agli stranieri la grandezza e la saggezza del vostro operato”, gli direi. “Ma la grandezza e la saggezza del mio operato doveva servire a illuminare anche voi, i miei eredi!”, esclamerebbe l’imperatore. “Ricordate, anche voi siete i miei successori e dovete mantenere vivo e arricchire il regno che inaugurai!”, mi direbbe incoraggiandomi.

Castello di Melfi, foto di Rocco Colucci

“Sire, qui quasi nessuno si ricorda più di voi, se non in parte nei libri. Mi dispiace. Soprattutto quasi più nessuno si ricorda delle vostre terre elette e, chi non le devasta, le tratta male o le abbandona a se stesse”, gli confesserei abbassando ancora il capo. “Questa estate, ad esempio, molti boschi sono andati a fuoco e, spesso, nessuno ha po- tuto salvarli”. A quel punto, dopo un momento d’amarezza, credo che Federico II cercherebbe l’intesa nel mio sguardo.

“Vorrei rivedere e mostrarti dei luoghi cui ero affezionato, torniamo nella zona di Lagopesole? Laggiù ci sono sempre i nibbi reali, i gheppi, i falchi, vero?”. A quel punto assentirei e lo seguirei senza indugio, fino a quando scomparirebbe nel nulla, così com’era misteriosamente apparso.

 

ICONOGRAFIA DI UN IMPERATORE: Molte sono state nella storia le immagini raffiguranti uno dei più importati sovrani che hanno influenzato la storia del meridione d’Italia. L’iconografia di Federico II, fonte di propaganda durante il suo regno e nei secoli successivi, è controversa ed è stata utilizzata svariate volte per sostenere l’importanza dell’eredità del grande sovrano. Abbiamo scelto la statua scolpita nel XIX secolo da Caggiano, ultima iconografia in ordine di tempo del sovrano, custodita nel Palazzo Reale di Napoli. Nella città partenopea il sovrano ha fondato la prima universitas studiorum statale e laica della storia occidentale lasciando un impronta decisiva all’evoluzione della società occidentale.

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